Il Kung Fu Chuan Shu Long - L’Arte dei pugni del drago è uno stile di kung fu multidisciplinare, basato sullo studio delle 4 distanze del combattimento: Calciare , Boxare, Intrappolare, Lottare.
Seguendo un programma tecnico preciso, inizialmente dalle caratteristiche tradizionali con movimenti , posizioni codificate, e forme, per lo studio dei pugni e dei calci.
Esercizi per l’equilibrio , potenziamento al sacco, e ai colpitori, scambi di tecniche con il compagno , leve e chiavi articolari, proiezioni e atterramenti. Il programma prevede anche lo studio delle armi tradizionali ( bastone , spada, lancia) e“ moderne” come ( kali, bastoni corti, coltello , ed occasionali armi contundenti, utili per l’autodifesa. La preparazione atletica , è mirata al raggiungimento di una possibile esecuzione di tutte le tecniche , sia statiche , che acrobatiche basate su agilità , velocità, potenza e precisione, con esercizi ginnici classici, e programmi che imitano i movimenti degli animali, molto impegnativi, ma divertenti e decisamente produttivi.
Il punto forte del sistema, è comunque la distanza corta, a cui il maestro Taramanni, ha concentrato tutta la sua esperienza frutto dei suoi quaranta e più anni di pratica mettendo a punto, delle strategie,e codificando degli esercizi tecnici per le braccia, che danno la possibilità, ( una volta appreso il sistema) di attaccare , o di difendersi con lo stesso criterio tecnico.
Il Maestro Taramanni , ha sempre apprezzato la corta distanza , fin dai tempi in cui praticava il Tang Lang ( mantide religiosa), stile di kung fu tradizionale, che vede nella corta distanza e nell’intrappolamento il suo punto di forza, ma anche i sistemi appresi nei seminari , e nei viaggi studio, che negli anni novanta, lo hanno visto viaggiare in giro per il mondo, per apprendere sempre nuovi metodi e nuove strategie.
Tutto questo gli ha dato la possibilità di realizzare e codificare un suo “stile” di Kung Fu con forme proprie ed esercizi mirati, tipici del sistema, che danno la possibilità, proprio per la loro diversificazione di avere ( come già citato) gli stessi risultati, sia per chi attacca , che per chi si difende chiudendo le distanze ad oltranza. E’ solo la bravura tecnica , la competenza e la grinta, determinare il risultato finale. Questo fa si che il sistema risulti essere molto adatto alla difesa personale e al combattimento realistico, viste anche la innumerevoli possiblità di atterramento, e immobilizzazioni , in esso contenute.
Il sistema è molto apprezzato anche dai bambini più piccoli , che pur con le giuste proporzioni, eseguono lo stesso programma dei ragazzi e delle ragazze più grandi, con gare di combattimenti, esibizioni, e partecipazioni agli eventi sportivi e promozionali nei vari Martial Day a cui il maestro è spesso invitato, o ai raduni collettivi delle sue scuole che nel corso dell’anno riunisce, per eseguire degli stage tecnici multidisciplinari , di perfezionamento, sui temi fondamentali del sistema , dando la possibilità a tutti , istruttori e allievi, che si trovano in altre sedi, di allenarsi direttamente con il Maestro, traendone sempre nuovi stimoli e nuove conferme , in virtù di un programma sempre in continua evoluzione.
Sentire l’azione il più possibile.
“Se sei in grado di attaccare , bloccare, intercettare, colpire con pugni, tagli gomiti, ginocchia, se riesci a fare tutto questo come attaccante ma anche a non fartelo fare come difensore, avrai allenato i riflessi e la percezione ottica in maniera eccezionale e sarai in grado di stoppare l’azione quando vuoi, basta essere più veloce del tuo avversario (ricorda è solo un allenamento, tutto qui”).
“L’ allenamento tecnico ci porta ad attaccare l’avversario con delle sequenze di colpi multipli”. Ai i miei allievi chiedo quindi di esercitarsi in coppia eseguendo tecniche di che prevedono colpi multipli (sia con le braccia che con le gambe), e anche di essere in grado di difendersi dagli stessi tipi di attacchi . Ovviamente, in una situazione reale non si riuscirà mai a realizzare un simile attacco, ma considero questo un valido metodo per sentire l’azione il più possibile, ovvero: sviluppare il senso del corpo e la coordinazione, allenare i riflessi, la percezione ottica e la capacità di contrattaccare in maniera eccezionale).
Ogni lezione non è mai uguale alla precedente: scomporre e ricomporre.
“Io adotto il sistema delle costruzioni Lego, tanti cubetti tutti più o meno uguali, che puoi montare e smontare a piacimento per costruire tante cose diverse. Il corpo umano è fatto di due braccia e due gambe, e come i mattoncini Lego si presta a qualsiasi esercizio, basta allenarlo! A me piace insegnare tecniche apparentemente semplici con variazioni e variazioni delle variazioni e così via…questo fa si che ogni lezione sembri diversa, in realtà nella mia testa è tutto più o meno stabilito. Ho solo la capacità di scomporlo e ricomporlo al momento giusto e questo in tutti i corsi. E’ per questo che alla fine tutti siete in grado di eseguire il programma così come l’ho concepito”.
“Quando decidi di dedicarti all’insegnamento, lo fai perché senti di avere una passione talmente grande per quello che fai da voler rendere partecipi quante più persone possibili, trasmettendo quello che hai appreso. E’ una forma di altruismo, che deriva dalla passione personale. L’importante, affinché si riesca a trasmettere tutto ciò è mettere a punto un metodo in grado di poter realizzare un programma che rispecchi prima di tutto quello che vorresti dalle arti marziali e che ti dia la possibilità di svilupparlo nel tempo”.
L’insegnamento: tra passato, presente e futuro.
“Il mio insegnamento è stato impostato più sul metodo duro. Non si eseguivano tante tecniche, si praticava più la ricerca al condizionamento fisico, per colpire e per assorbire, inoltre si faceva tanto combattimento. Ma quando ero ragazzo, le risse da strada erano all’ordine del giorno, quindi per noi combattere in palestra o nei tornei era comunque un divertimento. Adesso non sarebbe più possibile insegnare in quel modo, la maggior parte dei ragazzi non vuole farsi male e quindi l’insegnamento è più mirato, incentrato sulla precisione dei colpi e sullo studio e la conoscenza delle strategie”.
“Adesso, gli studenti fanno domande chiedono chiarimenti, vogliono sapere il perché ed il come di tutto, ai miei tempi il Maestro era più autoritario, una figura quasi intoccabile,anche se con me è sempre stato disponibile. Un’ eccezione, dovuta credo dal fatto che percepisse già allora il mio grande amore per l’arte marziale e per il combattimento in particolare”.
Terminologia marziale:L’importante è farsi capire.
“Mi capitava durante stages e corsi d’aggiornamento tenuti da maestri cinesi di diversi stili che ognuno adottasse termini tecnici diversi. Lo stesso accadeva con i maestri americani e di altre nazionalità…quindi alla lunga mi è venuto più naturale adottare direttamente una “terminologia italiana”, magari più geometrica come dici tu, ma pratica ed efficace. Non è forse questo l’importante?
“I termini che io uso durante la lezione tecnica sono una semplificazione che mi permette di far capire subito quali sono i colpi da portare. Il “triangolo” è una tecnica di 3 colpi bilaterali. La “chiusura a 5″ invece prevede 3 colpi e due parate e così via… per quanto riguarda i termini orientali inizialmente anche io adottavo quella terminologia, solo che a differenza dei termini giapponesi che sono uguali in tutti gli stili, i termini cinesi cambiano in base al gruppo di appartenenza dello stile o del Maestro”.